La generazione dei combattenti, di quelli che mandarono via la Francia e che in 50 anni e piu' hanno costruito un Paese che, sino ad oggi, sembra essere rimasto soltanto lambito dal vento della 'primavera araba'. Le parole di Bouteflika sembrano preludere ad una sua uscita di scena l'anno prossimo, quando ci saranno le presidenziali, anche perche' il presidente ha detto che e' arrivato il momento di un passaggio di testimone generazionale. E per questo ha lanciato un appello ai giovani algerini, affinche' rendano il Paese piu' coeso e capace di affrontare le dure sfide del futuro. Ma alla vigilia del voto l'Algeria sembra essere lacerata da mille polemiche, che lasciano preconizzare come divisioni e contrapposizioni, dopo le elezioni, saranno piu' profonde e laceranti. Solo quando le urne saranno chiuse si capira' se il Paese ha raccolto l'appello al voto fatto da tutti i partiti, oppure non avra' accreditato le forze politiche della fiducia che esse hanno sollecitato. Nel 2007, nelle precedenti legislative, alle urne ando' appena il 37 per cento e per domani gli analisti prevedono un calo che per qualcuno potrebbe essere assolutamente inatteso. La contesa e' incerta, perche' un po' tutti sono sicuri di vincere, mettendo, in questo manipolo, anche coloro che si stanno battendo ferocemente per il boicottaggio perche', echeggiando le considerazioni del Principe di Salina, potrebbe cambiare tutto per lasciare tutto invariato. Ovvero, cambiano nomi e volti, ma alla fine l'Algeria restera', anche dopo il voto, uguale a se stessa, a quella di oggi, dalle enormi disparita' sociali e dalle rivendicazioni che l'attraversano in ogni strato sociale. Guardando con fiducia al successo che gli islamici hanno avuto in Tunisia, Egitto e Marocco, quelli algerini dicono di avere gia' la vittoria in tasca, nonostante si presentino divisi (in tre hanno formato l'Alleanza verde, da cui sono rimasti fuori due movimenti) e siano stati oggetto di una durissima campagna 'contro' fatta dai laici.
In un'elezione che si prospetta a bassa partecipazione, comunque, gli islamici rischiano di vincere, di poche incollature, ma sufficienti per ottenere l'investitura popolare.
Che l'atmosfera sia pesante lo certificano anche le parole del premier in carica Ahmed Ouyahia che, tanto per sgombrare il campo da cattive interpretazioni, ha sparato a zero contro la 'primavera araba', definendola un disastro per i Paesi che l'hanno vissuta (Iraq ''colonizzato''; Libia ''distrutta''; Sudan ''diviso'', Egitto ''indebolito'').
Ouyahia e' il leader del Rassemblement national democratique che potrebbe allearsi con l'Fln, l'ex partito unico, da sempre espressione della classe dominante. Potrebbe, perche' le urne forse daranno al Paese una situazione politicamente incerta e con, sullo sfondo, due ingombranti convitati di pietra - le Forze armate e il terrorismo islamico. Nella speranza che la guerra civile del post '91, quando gli integralisti vinsero le elezioni e furono spazzati dai militari, rimanga confinata nel passato. (ANSAmed).










