"Non vogliamo media che siano strumenti di regime," ha dichiarato Mehdi Mabrouk, ministro della Cultura della Tunisia, Paese che ha dato il via ai drammatici cambiamenti nella regione con la su Rivoluzione del Gelsomino. "Copertura giornalistica non significa il mero passaggio di informazioni dal governo al popolo," ha puntualizzato.
Nel delicato momento in cui il sistema informazione del Medio Oriente sta vivendo la transizione del dopo Primavera araba, si rafforzano gli appelli per un ruolo piu' incisivo - e decisivo - dei media. "Siamo in una frase critica: o ne emergiamo piu' forti oppure divisi," ha suggerito l'accademico Farouk Al Baz, ricordando i limiti delle potenzialita' mediatiche nel processo di cambiamento sociale, quando 120 milioni di arabi sono ancora analfabeti.
"Il tempo dei media ufficiali e' contato," ha avvertito la giornalista bahreinita Sawsan Sha'er, denunciando che "in Bahrein ascoltiamo le voci del paese da altri fonti, non da quelle governative." Quelle governative, spiega, non raccontano quello che succede nelle strade.
Che le televisioni arabe abbiano ''divorziato dalla realta''' emerge anche da altri relatori, e su piani non strettamente legati all'informazione giornalistica. Sotto accusa la grande quantita' di prodotti acquistati oltre i confini regionali che penalizzano la creativita' e l'industria locale e che non riflettono storie, esigenze e esensibilita' del pubblico arabo.
Ha trovato spazio nei dibattiti nella due giorni di lavori anche l'aspetto religioso. I programmi spirituali che affollano le reti arabe devono essere piu' cauti nei toni che usano e nei messaggi e nelle fatwe che lanciano, hanno convenuto i relatori di una sessione dedicata al tema. Diversi programmi incitano al fanatismo e favoriscono il settarismo anziche' la tolleranza e il dialogo, e' stato sottolineato.
L'accento, oltre che sulle tensioni tra sunniti e sciiti, e' stato posto anche su quelle tra musulmani e cristiani. La divisione religiosa e' una "pericolosa arma nelle mani delle forze occupanti," ha ammonito l'arcivescovo palestinese Theodosius Hanna riferendosi ad Israele, che minerebbe i rapporti tra le due comunita' religiose per indebolire il fronte palestinese. (ANSAmed).










