Dall'8 al 16 giugno, nei riad e nei vicoli dell'antica medina della ex capitale imperiale marocchina, si mescoleranno, in un succedersi di spettacoli ed eventi, i canti di mistici egiziani e di sufi pakistani, orchestre dall'Ungheria e dall'Italia e rapper berberi, musica zingaresca e occitana, il soul e i blues di star occidentali del calibro di Archie Shepp e Joan Baez e i canti di tenori della canzone araba come Wadie El Safi e Lofti Bouchna.
''Incantare di nuovo il mondo'', spiega alla Map il presidente e fondatore della rassegna, Faouzi Skali, ''significa intravedere la possibilità di nuovi rapporti con esso, in cui la fatalità non abbia più posto''. Questo significa - ha proseguito Skali in un incontro con la stampa a Fez - ''restituire il loro posto all'uomo, alla cultura, alla spiritualità, sottrarsi al diktat del potere economico e ritrovare la libertà dello spirito''.
Un percorso nel quale possono rivelarsi preziosi gli insegnamenti di Omar Al Khayyam (1048-1131), astronomo, matematico, poeta e filosofo persiano al quale il Festival di Fez renderà omaggio in questa 18/a edizione. ''Un personaggio fuori dal comune e, in un certo modo, fuori dal tempo, le cui quartine, Rubiyat, dopo oltre dieci secoli hanno ancora così tante cose da dirci''. Le parole di Omar Al Khayyam risuoneranno in occasione di uno spettacolo diretto dal regista francese Tony Gatlif e interpretato da una troupe di attori provenienti da varie parti del mondo.
Tra gli eventi organizzati in occasione del Festival di musica sacra, numerose mostre nei luoghi più suggestivi della città e il Forum di Fez (9-12 giugno), momento di confronto per avviare una riflessione sulle cause profonde dei mutamenti del nostro mondo sul piano ideologico, politico e sociale.(ANSAmed).










