Turchia: Antiochia, citta' San Pietro ora porta della Jihad

Fondamentalisti stranieri da qui passano in Siria per combattere

17 agosto, 17:34

Campo rifugiati siiriani ad Antiochia, Turchia Campo rifugiati siiriani ad Antiochia, Turchia

(Di Francesco Cerri) (ANSAmed) - ANTIOCHIA, 17 AGO - Fermo sul marciapiede mentre aspetta che arrivi la macchina che deve portarlo al confine e alla Jihad, indubbiamente stona in mezzo alle belle ragazze in abiti aderenti e agli indaffarati uomini turchi di Antiochia che gli passano accanto: lunga barba squadrata sulle guance alla moda salafita, pantaloni e camicia di cotone bianchi larghi, lo sguardo deciso di chi ha una missione da compiere.

Dice di chiamarsi Abdullah e di arrivare da Marsiglia per - ''se Dio vuole'' - combattere contro l'assassino infedele Assad''. Andra' al confine, a 40 chilometri da Antiochia, per cercare una unita' ribelle che lo prenda con se' e lo faccia passare in Siria. Dall'estero ''arriveranno altre migliaia di combattenti'' spiega. L'afflusso dei mujaheddin fondamentalisti, spesso legati alla nebulosa di Al Qaida, spaventa l'Occidente, e rischia di cambiare le carte della crisi. ''Sono molto discreti.

Restano una notte e poi via'' racconta l'impiegato di un albergo del centro. Due millenni fa citta' di San Pietro, che ne fu il primo vescovo (scavata nella montagna c'e' ancora la Chiesa grotta in cui avrebbe celebrato la messa), mille anni dopo principato baluardo crociato in Medio Oriente, Antiochia (Antakya o Hatay in turco) e' ora la porta d'ingresso verso la Siria per molti 'nuovi crociati' della guerra santa fondamentalista. ''Decine di loro sono passati da qui'' afferma Zeynel, un camionista turco alawita che era in Libia durante la rivolta contro Gheddafi: dice di avere riconosciuto alcuni jihadisti libici ad Antiochia.

Negli ultimi mesi sono passati 'veterani' dell'Afghanistan, dell'Iraq, della Libia, tunisini, egiziani, musulmani europei immigrati della seconda o terza generazione. Antiochia e' un punto di passaggio ideale. E' l'ultimo pezzo di Turchia incuneato a sud lungo la costa in territorio siriano. E' a 20 minuti dal confine, a 40 da Aleppo e Idlib. Il controllo della frontiera da parte siriana, abbandonato dai governativi, ora e' nelle mani dei ribelli. La Turchia, che appoggiano la rivolta sunnita anti-Assad, non li ferma quando passano il confine. Da qui e' passato anche il libico Mahdi al-Harati, capo dell'unita' jihadista piu' tenuta in Siria, la brigata al-Nusra. Il peso crescente dei combattenti stranieri fondamentalisti preoccupa ora non solo americani e europei, ma anche gli stessi ribelli siriani. Vengono accolti senza fare storie dall' opposizione armata. Tutto quello che puo' aiutare a rovesciare Assad va bene. Ma poi ''costituiranno una vera minaccia per la nostra societa' e per i nostri amici arabi ed occidentali'', che sperano in una futura Siria democratica, avverte Ahmad Fahd al Nimah, comandante dell'Esercito siriano libero (Esl) a Deraa.

L'obiettivo dei combattenti della Jihad e' chiaro. Rovesciare lo sciita alawita Assad e istituire un regime islamico sunnita fondato sulla sharia. Non e' chiaro ancora quanti siano, quanti siano collegabili a Al Qaida. Ma il loro numero cresce ogni giorno. E anche la loro influenza sul terreno. Molti sono esperti in armi, esplosivi, comunicazioni, tecniche di guerriglia, attentati kamikaze o meno. I loro attacchi si concentrano soprattutto su Damasco (53%) e Aleppo (20%), i due centri nevralgici del potere siriano, secondo un analista Bbc. Sanno dove i colpi fanno piu' male al regime.(ANSAmed).

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