Israele: reduce disabile si da' fuoco, nuovo shock indignati

Appello rabbino capo e leader protesta: non suicidatevi

22 luglio, 20:08

Proteste sociali a Tel Aviv Proteste sociali a Tel Aviv

(di Aldo Baquis) (ANSAmed) - TEL AVIV - L'uomo sulla seggiola a rotelle era avvolto da alte fiamme ed urlava a gran voce il proprio straziante dolore. Dopo alcuni attimi di orrore, i passanti si sono riavuti: presto è comparso un estintore e l'uomo - ancora in vita, ma quasi del tutto carbonizzato - è stato preso in custodia da un'ambulanza. Nelle stesse ore, in un cimitero presso Tel Aviv, centinaia di persone seguivano il feretro di Moshe Silman, 58 anni: l' 'indignato' sociale che dieci giorni fa si è dato fuoco nel centro della città, ai margini di una manifestazione di protesta contro la politica economica del governo. In precedenza aveva distribuito volantini che imprecavano contro il premier Benyamin Netanyahu e il ministro delle finanze Yuval Steinitz, da lui definiti "carogne". Nell'estate del 2012 in Israele la protesta sociale ha assunto toni altamente drammatici. Appelli alla calma e alla ragionevolezza sono giunti oggi da più parti: da dirigenti politici, da esponenti degli 'indignati' e anche dal rabbino capo sefardita Shlomo Amar. "Nell'ebraismo - ha ricordato - il suicidio è un peccato grave". L'uomo che ha cercato oggi di togliersi la vita dopo essersi cosparso di benzina nella cittadina proletaria di Yahud (20 chilometri a est di Tel Aviv) si chiama Akiva Mafìi. Ha 45 anni: metà della sua esistenza è stata vissuta negli uffici della previdenza sociale, perché a 23 anni è rimasto ferito durante il servizio militare. "Aveva accumulato debiti, non vedeva prospettive, era scoraggiato" ha detto di lui il fratello Shlomo. Una biografia non dissimile da quella di Silman, che ormai è divenuto un simbolo per il movimento di protesta sociale J14. Questi aveva cercato di intraprendere una attività commerciale: ma trovatosi prigioniero dei meccanismi della burocrazia era precipitato verso la povertà più nera. "Non voleva diventare un 'barbone' senza tetto. Ha preferito morire in piedi" ha detto di lui un conoscente, durante il funerale. In base alla ortodossia ebraica, i suicidi vengono sepolti in appezzamenti separati. Ieri, per pietà, il rabbino capo Shlomo Amar ha stabilito che Silman fosse inumato in un cimitero normale. L'ortodossia consente di stabilire che al momento del suicidio la persona era incapace di intendere e di volere. Dunque era malata. E allora non merita ulteriori punizioni. Ma oggi, appena appreso del tentato suicidio di Mafìi il rabbino ha cambiato tono: "Per carità di Dio - ha esclamato - non toglietevi la vita. E' un peccato grave. Per quanto grave sia la vostra situazione, ci sarà sempre un ebreo pietoso pronto ad aiutarvi". Secondo radio Gerusalemme, la settimana scorsa ci sono stati cinque tentati suicidi, con motivazioni analoghe. Attivisti sociali avvertono che sono migliaia le persone che versano in condizioni precarie. Anche Dafni Lif, l' iniziatrice delle proteste sociali in Israele, ha lanciato oggi un accorato appello: "Dimostrare contro il governo è più che mai opportuno. ma non è giusto che si paghi con le nostre vite". (ANSAmed).
XBU

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

News dal Mediterraneo

le nostre regioni partner news lazio news sardegna news sicilia news campania news calabria news puglia