Secondo l'agenzia di stampa Sta, quello attuato oggi e' stato il piu' grande sciopero in Slovenia dall'indipendenza conseguita nel 1991. Chiuse tutte le scuole e le universita', oltre alla gran parte degli uffici pubblici, sono stati ridotti i servizi ospedalieri e si sono registrati disagi ai confini poiche' alla protesta si sono uniti anche i dipendente delle forze dell'ordine e delle dogane. ''Questo sciopero e' un messaggio serio al governo sulla nostra determinazione nella difesa del welfare e dell'istruzione pubblica'', ha dichiarato Branimir Strukelj, uno dei leader sindacali organizzatori della protesta. I lavoratori si oppongono in primo luogo all'annuncio della riduzione degli stipendi, tra il 10 e il 7,5 per cento, in modo lineare.
Il governo, pur avendo espresso la disponibilita' a negoziare un compromesso, resta pero' determinato a mettere in atto una serie di forti tagli, per un totale di un miliardo di euro. ''E' giunto il momento che anche il settore pubblico accetti il reale stato delle cose, il governo deve assolutamente ridurre la spesa pubblica, in caso contrario l'anno prossimo la situazione sara' peggiore e i tagli piu' drastici'', ha detto il primo ministro Janez Jansa. Il governo, in carica da febbraio, considera la riduzione del debito pubblico, che nel 2011 ha raggiunto il 47,6 per cento del Pil, come uno degli obbiettivi strategici, necessari per stabilizzare le finanze dello Stato e rilanciare l'economia della Slovenia, fortemente basata sull'esportazione di prodotti industriali. ''Sono dodicimila le aziende che hanno chiuso o sono sul limite del fallimento, non possiamo permetterci di fare altre pressioni sul settore privato, questo sciopero non risolvera' niente, anzi, potra' solo aggravare i problemi'', ha osservato il primo ministro, annunciando che il suo governo non intende ''inginocchiarsi davanti ai sindacati, come hanno fatto altri in passato''.
(ANSAmed).










