''La sfida piu' grande nel realizzare questa mostra e' stata lavorare in un contesto in cui non c'e' la tradizione artistica tecnica, per esempio non vi sono allestitori qatarini, ma e' anche la soddisfazione piu' grande perche' sei parte di un processo di apprendimento e insegnamento reciproco: io devo riconsiderare il modo in cui lavoro e dall'altro so che il mio lavoro rappresenta una ricchezza per questo posto'' ha aggiunto.
Un pupazzo gonfiabile di 6 metri rappresentante Murakami domina l'ingresso degli oltre 2.300 metri quadri di spazio espositivo in cui l'artista si racconta inizialmente in maniera piu' tradizionale attraverso quadri e sculture con riferimenti a Pollock, Bacon, Warhol e all'arte tradizionale giapponese. Poi con un effetto sorpresa Murakami ricrea l'universo che ha nella sua mente attraverso sequenze infinite di pannelli, una tenda da circo, sculture scintillanti e video, tra cui anche quello che ha fatto per il musicista americano Kanye West.
''Lavorare con Takashi e' un'esperienza incredibile non solo perche' e' un artista straordinario, ma anche perche' Takashi e' al centro di un piccolo impero. Lui lavora con centinaia di collaboratori, assistenti e amici, quindi intorno a lui si forma un'energia potentissima'', ha spiegato Gioni. Il protagonista di questa esposizione e' sicuramente ''Arhat'', un dipinto lungo 100 metri, composto da 100 pannelli in cui viene rappresentata la forza oscura della natura con quattro temi, vento, fuoco, foresta e montagna. Non vi e' un riferimento diretto al disastro di Fukushima, ma la tragedia vissuta dal Giappone e' percepibile. Il buddhismo, animali mitologici, la tradizione giapponese piu' in generale sono ricorrenti nelle sue opere anche se stravolti e vissuti in maniera conflittuale. Le sue creature hanno molti occhi e bocche ben aperti, un simbolo del risveglio politico e culturale che Murakami richiede al suo Paese, a suo parere ancora troppo influenzato dagli Stati Uniti e incapace di prendersi le sue responsabilita'. ''Dopo Fukushima quello che e' emerso e' che la situazione era insostenibile. Politicamente e culturalmente vi e' il caos in Giappone, ma la cosa positiva e' che ora abbiamo gli occhi aperti, c'e' una nuova consapevolezza e i giapponesi saranno costretti a fare qualcosa'', ha dichiarato Murakami. L'artista giapponese torna a responsabilizzare la popolazione anche discutendo il ruolo dell'arte in Qatar: lo sviluppo culturale di un Paese e' un processo che parte dal basso, non dall'alto.
''Non e' il governo, ma sono i cittadini: qualcuno verra' a vedere la mostra, ricevera' il messaggio e lo diffondera', e questo rappresentera' il cambiamento nel Paese'' ha dichiarato Murakami che nel suo Hiropon factory, a meta' fra un atelier industriale e un'officina di produzione, lavora con centinaia di giovani artisti. (ANSAmed).










