(di Cristiana Missori) (ANSAmed) - FIRENZE, 12 APR - Trovarsi
al posto giusto, al momento giusto. Riuscendo a raccontare la
rivolta pacifica in Yemen, in presa diretta e senza filtri,
muovendosi sul terreno. L'unico occidentale a riuscirci, nei
giorni caldi della rivoluzione che ha mandato a casa dopo 33
anni il presidente Saleh, e' il regista britannico Sean
McAllister che questa sera, al Middle East Now di Firenze - la
rassegna cinematografica dedicata al Medio Oriente contemporaneo
- presentera' in anteprima nazionale 'The Reluctant
Revolutionary'. Un film documentario realizzato per la BBC, che
racconta di uno Yemen molto diverso da quello che lo stesso
regista si aspettava. "Non sapevo molto di questo Paese -
racconta McAllister - ma ero certo che ci fosse ben altro oltre
agli stereotipi di cui erano pieni i giornali''.
Uno Stato estremamente povero, diviso tra un Sud piu' moderno e
un Nord conservatore, dove non c'è petrolio ma girano milioni di
armi. ''Eppure la rivolta si e' fatta pacificamente'',
sottolinea il regista che sul campo e' riuscito a muoversi
grazie ad una guida, Kais, che diventa il protagonista della sua
storia. Trentacinquenne, tour operator a Sana'a, Kais riesce a
malapena a sbarcare il lunario portando in giro i pochi arditi
viaggiatori che osano visitare lo Yemen. "Uno dei Paesi piu'
belli che io abbia mai visto'', rimarca McAllister. Eppure Kais
perde il suo lavoro, perche' nei Paesi arabi che sperimentano la
cosiddetta Primavera, e nello Yemen, patria di Al-Qaida, il
turismo non va un granche' bene. Kais e' perplesso se aderire o
meno alla rivoluzione e ha paura. ''Si sente responsabile agli
occhi dei servizi segreti yemeniti, spiega il documentarista,
perche' gira con un giornalista straniero indesiderato, che deve
essere espulso il prima possibile. Filmato nell'arco di un anno,
The Reluctant Rivolutionary viene girato anche molto seguendo
l'intuito del suo protagonista. Momenti difficili, infatti, ve
ne sono stati, spiega il regista. ''Impossibile non avere
paura'', o rimanere indifferenti alla repressione della
dittatura che nella sola giornata del 18 marzo 2011 fece 52
morti senza tanti indugi. Eppure quella sofferenza ha portato a
gettare nuove basi e nuovi presupposti per lo Yemen. Il primo a
cambiare e' proprio Kais, che da detrattore, diventa uno strenuo
sostenitore della rivoluzione. ''La gente si e' messa in gioco e
ha iniziato a sperare per il proprio Paese''. Eppure, uscito di
scena Saleh il potere e' passato nelle mani del suo vice, Abd
Rabbo Mansur Hadi. In fondo cosa e' cambiato? ''Era l'opzione
piu' sicura per impedire che il Paese piombasse nel caos -
replica McAllister - un caos che il vicino saudita avrebbe
apprezzato ben poco''. La cosa essenziale, conclude, ''è che la
famiglia Saleh non sia piu' al potere. ''L'importante e'stato
ridare speranza e fiducia al popolo yemenita facendogli capire
che puo' avere un ruolo nella formazione del futuro di questo
Paese''. (ANSAmed).
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