Cinema: Firenze, la rivolta yemenita in presa diretta

A Middle East Now 'The Reluctant Revolutionary'di McAllister

12 aprile, 17:41

(di Cristiana Missori) (ANSAmed) - FIRENZE, 12 APR - Trovarsi al posto giusto, al momento giusto. Riuscendo a raccontare la rivolta pacifica in Yemen, in presa diretta e senza filtri, muovendosi sul terreno. L'unico occidentale a riuscirci, nei giorni caldi della rivoluzione che ha mandato a casa dopo 33 anni il presidente Saleh, e' il regista britannico Sean McAllister che questa sera, al Middle East Now di Firenze - la rassegna cinematografica dedicata al Medio Oriente contemporaneo - presentera' in anteprima nazionale 'The Reluctant Revolutionary'. Un film documentario realizzato per la BBC, che racconta di uno Yemen molto diverso da quello che lo stesso regista si aspettava. "Non sapevo molto di questo Paese - racconta McAllister - ma ero certo che ci fosse ben altro oltre agli stereotipi di cui erano pieni i giornali''. Uno Stato estremamente povero, diviso tra un Sud piu' moderno e un Nord conservatore, dove non c'è petrolio ma girano milioni di armi. ''Eppure la rivolta si e' fatta pacificamente'', sottolinea il regista che sul campo e' riuscito a muoversi grazie ad una guida, Kais, che diventa il protagonista della sua storia. Trentacinquenne, tour operator a Sana'a, Kais riesce a malapena a sbarcare il lunario portando in giro i pochi arditi viaggiatori che osano visitare lo Yemen. "Uno dei Paesi piu' belli che io abbia mai visto'', rimarca McAllister. Eppure Kais perde il suo lavoro, perche' nei Paesi arabi che sperimentano la cosiddetta Primavera, e nello Yemen, patria di Al-Qaida, il turismo non va un granche' bene. Kais e' perplesso se aderire o meno alla rivoluzione e ha paura. ''Si sente responsabile agli occhi dei servizi segreti yemeniti, spiega il documentarista, perche' gira con un giornalista straniero indesiderato, che deve essere espulso il prima possibile. Filmato nell'arco di un anno, The Reluctant Rivolutionary viene girato anche molto seguendo l'intuito del suo protagonista. Momenti difficili, infatti, ve ne sono stati, spiega il regista. ''Impossibile non avere paura'', o rimanere indifferenti alla repressione della dittatura che nella sola giornata del 18 marzo 2011 fece 52 morti senza tanti indugi. Eppure quella sofferenza ha portato a gettare nuove basi e nuovi presupposti per lo Yemen. Il primo a cambiare e' proprio Kais, che da detrattore, diventa uno strenuo sostenitore della rivoluzione. ''La gente si e' messa in gioco e ha iniziato a sperare per il proprio Paese''. Eppure, uscito di scena Saleh il potere e' passato nelle mani del suo vice, Abd Rabbo Mansur Hadi. In fondo cosa e' cambiato? ''Era l'opzione piu' sicura per impedire che il Paese piombasse nel caos - replica McAllister - un caos che il vicino saudita avrebbe apprezzato ben poco''. La cosa essenziale, conclude, ''è che la famiglia Saleh non sia piu' al potere. ''L'importante e'stato ridare speranza e fiducia al popolo yemenita facendogli capire che puo' avere un ruolo nella formazione del futuro di questo Paese''. (ANSAmed).

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