Crisi: finanza islamica cresce, ma in Italia non fa breccia

Abou Said (Al Baraka Banking), potrebbe aiutare pmi per capitali

16 maggio, 14:52

(ANSAmed) - MILANO, 16 MAG - La finanza islamica cresce ogni anno al ritmo del 20%, vale nel mondo 1.600 triliardi di dollari e conta 400 istituti con le loro filiali: in Italia, pero', questo sistema non sembra fare breccia, anche se secondo Hatem Abou Said dell'Al Baraka Banking Group (Bahrein) ''potrebbe essere utile anche per sostenere le Pmi, in difficolta' con l'accesso al credito e con i tradizionali sistemi di finanziamento, nel loro processo di internazionalizzazione''.

Secondo Abou Said, intervenuto a Milano a un convegno sul tema, tra la crisi occidentale e la primavera araba ''c'e' complementarieta''' e sarebbe utile a suo parere ''attirare l'attenzione della finanza islamica per favorire le aziende italiane che potrebbero operare nel rilancio dei Paesi della sponda Sud del Mediterraneo''.

''La finanza islamica - prosegue Abou Said - e' determinata ad avvicinarsi e aiutare le economie europee in difficolta' ma in Italia temo ci sia una percezione falsata di questi strumenti, che sono rivolti e utilizzabili da tutti, non solo dai musulmani''.

Su questo fronte, ammette pero' Pierfrancesco Gaggi, responsabile del servizio relazioni internazionali dell'Abi, l'Associazione bancaria italiana, ''non c'e' molto di nuovo rispetto a qualche anno fa'' e il dibattito che era stato avviato riguardo le modifiche normative per introdurre anche in Italia 'sukuk' e altri strumenti islamici e' stato bloccato dall'inizio della crisi ''con il settore bancario - afferma Gaggi - che si e' dovuto occupare di urgenze piu' urgenti''.

(ANSAmed).

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