(Ansamed) Napoli, 18 giu - Una scena di mura trasparenti su cui
si muovono i ballerini vestiti di nero e le ballerine in candidi
vestiti di battista. E' ''Null'', lo spettacolo che la compagnia
di balletto Vertigo, di Gerusalemme, porta in anteprima europea
domani sera al Teatro Festival Italia di Napoli. Lo spettacolo,
in scena al treatro San Ferdinando, apre il focus che la
rassegna teatrale napoletana dedica quest'anno alla scena
contemporanea della danza isrealiana.
In ''Null'', emerge tutto lo stile artistico di Noa Wertheim,
la direttrice artistica della Vertigo Dance Company, che porta
in scena il bianco e il nero, la luce e le ombre, il bene e il
male, in un gioco di opposti interpretato con grande intensita'
dai ballerini che si muovono sulle note composte dal musicista
Ran Begano. Non e' questa pero' l'unico apporto allo spettacolo
della Wertheim, che ha collaborato strettamente anche con il
light designer Danny Fishof e lo scenografo Rakefet Levi. Un
lavoro interamente israeliano, quindi, per una compagnia che
lavora per ''portare al meglio il messaggio dell'arte
israeliana, in patria e all'estero, per riuscire a portare le
persone l'una piu' vicina all'altra e toccarle attraverso il
lunguaggio del corpo'', spiega l'artista israeliana.
Ma la Vertigo Dance Company porta a Napoli anche un altro
baletto, ''Birth of the Phoenix'', in scena givedi' al Parco
Archeologico di Pausilypon. Tra le antiche mura, Noa Wertheim
porta: ''Un progetto di danza sul dialogo tra uomo e ambiente -
spiega - che, come la fenice, rinasce dalle proprie ceneri in
ogni nuovo spazio in cui viene allestito''. Al centro della
performance una cupola emisferica di bambu' che vuole ricordare
la geometria dell'universo, li' il pubblico e i danzatori,
disposti come in un teatro greco, percepiscono gli stimoli
visivi, uditivi e sensoriali dell'ambiente circostante.
Domani va in scena a Napoli anche la Kibbutz Contemporary
Dance Company, che ha sede nel Kibbutz Ga'aton, nel nord ovest
di Israele. La compagnia venne fondata nel 1970 da Yehudit
Arnon, che trasformo' un gruppo di danzatori dilettanti in una
compagnia di danza apprezzata in tutto il mondo. Oggi la Kibbutz
si identifica nel suo direttore artistico Rami Be'er coreografo
che, come lui stesso racconta, e' ''provocare, commuovere e,
alla fine dello spettacolo, lasciare al pubblico un nuovo punto
di vista sul mondo''. La compagnia porta domani sera al Teatro
Politeama di Napoli ''Bein Kodesh Le' Hol'' (sacro e profano,
ndr) in cui Rami Be'er trova il punto di sintesi tra stili
coinvolgenti e di grande impatto scenico, di generi e tecniche
provenienti dall'est europeo e dai paesi arabi. ''Resti di spazi
architettonici che si disintegrano nel paesaggio e diventano
parte di esso'', cosi' il coreografo descrive il suo spettacolo,
che suggerisce la sensazione di apocalisse, con un ballerino
solitario che danza sotto una pioggia di sabbia. La Kibbutz
Company porta a Napoli anche ''If at All'', un ''evento teatrale
in movimento, fatto di cerchi metaforici ed astratti che vanno
dalla forma chiusa alla struttura aperta'', spiega Rami Be'er
che sembra sfidare in questo spettacolo, in scena venerdi' sera
al Politeama, la forza di gravita'.
A chiudere il viaggio del Teatro Festival nella danza
israeliana sara' sabato, ancora al Parco Archeologico di
Pausilypon, ''Sensitivity to heat'', la coreografia che la
israeliana Dafi Altabeb ha realizzato con la collaborazione alla
creazione e drammaturgia di Nizan Moshe. Nello spettacolo sette
danzatori si muovono sul palcoscenico al suono della soave voce
di Maria Callas.